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| 29/01/2012 I Megaliti di Argimosco e Montalbano Elicona |
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I Megaliti di Argimosco Non c’è bisogno di andare troppo lontano per vivere un’atmosfera magica. La Sicilia con i suoi colori e quei profumi che in primavera diventano ancora più forti e impregnano l’aria, già di per sé, è un’isola che riporta alla mente tempi lontani e misteriosi. Non tutti sanno però che proprio qui, fra gli agrumeti e il mare cristallino, sorge un misterioso santuario di pietra, costruito secoli fa per celebrare i cicli astrali e segnare il passaggio delle stagioni. Vicino Taormina, nel mezzo dei Monti Nebrodi, si trova Argimosco, la Stonehenge italiana.
Qui, fra la riserva forestale protetta di Malabotta e il borgo di Montalbano Elicona, in un’area che si estende su un altopiano a 1200 metri sul mare, si trova il maggiore sito megalitico del Belpaese, e forse anche il meno conosciuto, dove si celebravano riti primordiali e si studiavano gli astri. Il punto di osservazione è privilegiato: lo sguardo scorre lungo verdi distese di campi verso il Mar Tirreno, Cefalù, Capo Milazzo, lo Stretto di Messina, fino alle Eolie, dall’altro lato si erge imponente “la montagna” così come gli isolani chiamano l’Etna. Si consiglia di visitare il vicino castello di Montalbano Elicona, il cuore di uno dei borghi più belli d’Italia, costituito in alto da una piazzaforte normanna-sveva e in basso da una fortificazione svevo-aragonese. Tutto intorno è un susseguirsi di vicoli medievali, che aggrovigliandosi in continui saliscendi danno un’atmosfera molto suggestiva a questo paesino che vive di agricoltura, uva, cereali, castagne, noci, nocciole, che affiancano i prodotti della pastorizia come ricotta, pecorino e la celebre provola locale.
Montalbano Elicona dista 83 Km da Messina, conta 3.220 abitanti e sorge in una zona montagnosa interna, posta a 900 metri sopra il livello del mare. Coronato da un maestoso Castello, circondato da boschi secolari che profumano di mille essenze, Montalbano Elicona è uno dei più antichi e suggestivi centri dell'area nebroidea, ricco di storia, di arte e tradizioni. Gli studiosi da decenni discutono sulle origini del paese e del suo nome. Una possibile derivazione è probabile dai nomi latini mons albus con riferimento ai monti innevati o dai nomi arabi al bana dal suggestivo significato di "luogo eccellente". L'appellativo Elicona risale alla colonizzazione Greca. Durante il periodo della colonizzazione (VII-VIII sec. a.C.), i Dori, pensando al mitico monte delle Muse, chiamarono Helikon un sito, coincidente con l'altura su cui sorge il borgo medievale ed un torrente vicino il cui andamento tortuoso giustifica l'appellativo. Le prime notizie sull'esistenza del borgo risalgono al sec. XI, quando risultava possesso demaniale. Nel 1232 si rivoltò contro Federico II di Svevia, parteggiando per il Papa insieme ad altri centri. Successivamente appartenne a diversi feudatari: ai Lancia nel 1396, ai Romano Colonna, ai Bonanno nel 1587. Montalbano Elicona è un centro prevalentemente agricolo. I prodotti principali sono l'uva, i cereali, le castagne, le noci e le nocciole, la ricotta, il pecorino e la favolosa provola. Piatti tipici locali sono anche i maccheroni stirati a mano e conditi con sugo di maiale, arrosti di carne ovine caprine. Ottima anche la produzione di dolci a base di mandorle e nocciole e i biscotti tipici del periodo pasquale. Tra le testimonianze artistiche e architettoniche di maggiore pregio è da segnalare la Chiesa Madre, oggi Basilica Minore e la chiesa di S. Caterina. Edificata nel Medioevo, la Chiesa Madre, fu rifondata e ampliata nel 1654, anno in cui fu dotata di due navate laterali, cambiato il suo orientemento ed eretta la splendida torre campanaria. La Chiesa è dedicata a San Nicola, patrono del paese di cui si conserva una preziosa opera scultorea, datata 1587 ed attribuita al Gagini. Nei pressi del castello, la Chiesa di Santa Caterina mostra uno splendido portale in stile romantico. All'interno si conserva la statua in marmo della santa alessandrina, con un prezioso basamento a bassorilievo. Oltre alle varie sculture in pietra da visitare sono i due magnifici portali barocchi, il Portale di casa Messina-Ballarino, scolpito nel'600 da Irardi da Napoli e il Portale di casa Mastropaolo, scolpito nel' 700 dallo scalpellino montalbanese Bongiovanni e la fontana del Gattuso. |
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